l filo interdentale celebrato dai suoi sostenitori vessato dai detrattori, chi avrà ragione? Siamo bravi ad usarlo o è comunque un errore?
La domanda non trova risposta se non nella logica.
Il filo nel suo formato usuale è uno strumento professionale, cioè adatto per un uso da parte di un operatore esterno quale l’odontoiatra o l’igienista. Questo perché serve per effettuare operazioni di igienizzazione particolari quali rimuovere il cemento dopo fissaggio di elementi protesici o per posizionare la diga in conservativa.
Se l’utilizzo non è più che accorto può provocare danni, anche gravi alla papilla, posta al di sotto del punto di contatto tra i due denti dai quali il filo deve passare, spesso è necessario esercitare una forza notevole per superare tale ostacolo, specie tra elementi sovrapposti. Naturalmente in caso di protesi di protesi fissa con elementi di ponte il filo è praticamente inutile.
Cosa fare? Consigliamo l’uso di un filo particolare denominato superfloss dell’ oral b, ne esistono di marche diverse con nomi commerciali diversi, ma il principio che ci interessa è lo stesso, il fatto che sia costituito da un capo rigido seguito da una parte centrale spugnosa e all’altro capo un normale filo. La genialata è il capo rigido che ci permette di far scorrere il restante filo al di sotto del ponte o tra un dente e l’altro nello spazio interpapillare. Questo ci permette di non dover forzare per il suo scorrimento e in più la parte spugnosa effettua una sorta di massaggio gengivale. Quindi ancora una volta riscontriamo che in bocca la forza non serve e con la delicatezza si possono ottenere ottimi risultati, se ciò non avvenisse dobbiamo domandarci perché e ricorrere al professionista per una risposta